Follow by Email

27 nov 2013

Il video sono io: il gruppo Valvoline, Giorgio Carpinteri e i Matia Bazar

Scrivendo i post di questo blog mi sono già ritrovato a citare trasmissioni televisive sperimentali come Mister Fantasy e Non Necessariamente che, intorno agli anni Ottanta, cercavano di comunicare l'idea di un'Italia che non si immaginava più come un paesone provinciale dominato dalle gerontocrazie ma piuttosto come un luogo di trasformazioni proiettato verso il futuro e legato alle tendenze internazionali.

Il periodo a cavallo tra la seconda metà degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta resta, in tal senso, emblematico, pieno com'era di artisti dai quali traspariva l'ansia di avvenire e di (post)modernità, l'esigenza di proiettarsi a capofitto in posti inesplorati sfidando ogni convenzione e parvenza di buonsenso. Un'ansia che anche quando si riallacciava alle dimensioni più buie del punk e della new wave - il No Future, gli ultimi scampoli di Guerra Fredda, ecc. - non riusciva mai a scuotersi di dosso un'imprevista patina luminosa.

Mister Fantasy e Non Necessariamente, così come anche altri programmi targati Rai, si avvalevano della grafica di Giorgio Carpinteri, artisa co-fondatore - assieme a Daniele Brolli, Lorenzo Mattotti, Igort e Marcello Jori - di Valvoline MotorComics, geniale gruppo avanguardista del quale si sta ancora celebrando il trentennale della nascita e di cui la Coconino Press sta ristampando, in un prestigioso formato cartonato e di ampie dimensioni, le opere-manifesto (a partire proprio da Polsi Sottili di Carpinteri).

Il gruppo Valvoline, con la sua voglia di sperimentare in chiave trasmediale, con la sua attenzione costante a ciò che avveniva oltre i confini dell'Italia, coi suoi lavori perturbanti, carichi di linee cinetiche espressioniste, rappresentava lo specchio più vero di ciò che la parte giovane e attiva del Paese voleva essere in quel momento, di come si vedeva e di come intendeva proporsi al mondo. Riusciva ad accogliere e a trasformare in modo originale ed elegante mode, idee e tendenze di quel preciso periodo storico. E ancora oggi quella carica creativa ed emozionale non ha perso valore.

Ma per comprendere quanto quella voglia di nuovo e di avvenire, quanto quel richiamo internazionale fosse forte e non ammettesse compromessi di sorta, basta riflettere sulla parabola artistica dei Matia Bazar, un gruppo di pop immediato e orecchiabile, graziato dalla voce incredibile di Antonella Rugggiero, che nella seconda metà degli anni Settanta aveva riscosso un vasto successo popolare grazie a canzoni come Per un'ora d'amore...



...o C'è tutto un mondo intorno. Le si poteva sentire risuonare spesso e volentieri sulle spiagge nostrane, trasmesse in loop dai fatidici jukebox.





Poi nel 1981 - grazie anche all'abbandono di Piero Cassano e all'ingresso nel gruppo del tastierista Mauro Sabbione - la svolta elettronica dei Matia Bazar, col taglio netto alle dolcezze melodiche tutte italiane e l'irruzione di un mood che guardava agli Orchestral Manouvers in the Dark di Enola gay e alle chitarre elettriche new wave di marca britannica, anticipando in alcuni testi la narrativa minimalista di David Leavitt e la ferocia postmoderna di Bret Easton Ellis.


Oggi risulta difficile, se non impossibile comprendere una svolta simile. Per poter fare un raffronto, vi risulta possibile immaginare una Giorgia o una Emma che da un giorno all'altro si mettono a fare canzoni alla Bjork? Riuscite a pensare ai Modà che incominciano a suonare come gli XX?
Ecco, è esattamente ciò che fecero i Matia Bazar, in barba a qualsiasi convenienza discografica. E lasciando basito un pubblico che davanti a singoli come Fantasia, Il video sono io ed Elettrochoc non sapeva come comportarsi, salvo poi decretarne il successo (fino al fenomenale exploit sanremese di Vacanze Romane).




Ma ecco il punto: il pubblico ne decretò il successo (e la rivista Rolling Stone considera ancora oggi Tango, il secondo album "elettronico" dei Matia Bazar, come uno dei più belli della musica pop italiana)



Lo fece perché aveva voglia di quella musica innovativa e perché - forse - aveva ben chiaro cosa fosse il concetto di futuro.

1 commento:

cooksappe ha detto...

per un'ora d'ammmore!