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05 nov 2013

Battlefields

È il più importante sceneggiatore di fumetti di guerra degli ultimi trent’anni, l’unico in grado di fornire chiavi di lettura davvero inedite e illuminanti alle principali tragedie belliche del XX secolo.

Stiamo parlando di Garth Ennis, prolifico scrittore nord-irlandese il cui nome, fin dai primissimi anni Novanta, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per l’industria statunitense dei comics: sua Preacher, la serie horror-fantasy di culto disegnata da Steve Dillon e prodotta in seno alla DC Comics/Vertigo; sua l’epocale ridefinizione di The Punisher, controverso giustiziere della Marvel Comics; sua l’iconoclastia supereroistica di The Pro. (one shot della Image Comics incentrato sulla prima prostituta dotata di superpoteri della storia del fumetto) e della serie The Boys, lanciata in Italia con grande successo dalla Panini Comics (dapprima in volumetti da libreria e poi in albi da edicola).
The Boys, in particolare, sancisce finora il più alto coronamento della preziosa collaborazione di Ennis con la Dynamite Entertainment, rampante casa editrice del New Jersey che si sta mettendo in luce grazie a una ricca e qualitativamente ottima produzione di albi a fumetti basati sul recupero di personaggi della narrativa pulp (John Carter, Tarzan, Conan il barbaro, Red Sonja, The Shadow, The Spider, ecc.), della cultura pop (The Green Hornet, The Lone Ranger, l’Uomo da Sei Milioni di Dollari, la Donna Bionica, l’Ash protagonista degli horror movie di culto La Casa e L’Armata delle Tenebre, ecc.), dei comic-books (Vampirella, Pantha, Peter Cannon: Thunderbolt) e delle comics strips (Phantom, Mandrake e Flash Gordon). Ma Ennis per la Dynamite ha scritto anche Jennifer Blood, un bizzarro racconto hard-boiled infarcito di caustico humour nero; lo spionistico-poliziesco Red Team e la miniserie bellica intitolata Battlefields.

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Come accennavamo all’inizio, Battlefields rappresenta soltanto l’ultima incursione, in ordine di tempo, di Ennis nel campo delle storie di guerra. Un genere in cui l’autore britannico ha più volte mostrato di eccellere, scrivendo vicende crude, realistiche, dense di pathos e di umana pietas. Basterebbe, per rendersene conto, andare a recuperare il prezioso volume intitolato proprio Storie di guerra (edito in Italia qualche anno fa dalla Planeta DeAgostini, ex licenziataria dei diritti della DC Comics in Italia) che raccoglie per intero il corpus di racconti concepito per il sub-imprint Vertigo. O ancora miniserie come Enemy Ace: Guerra nei cieli, sempre della DC Comics (protagonista un leggendario pilota tedesco negli anni del secondo conflitto mondiale); War is Hell: Il primo volo dell’Aquila Fantasma (edita dalla Marvel Comics e ambientata nei cieli della Prima guerra mondiale); Il Soldato Fantasma (un titolo Vertigo che ripesca in chiave acida e revisionista una superspia impiegata dall’intelligence statunitense contro le truppe dell’Asse) e 303 (pubblicata in Italia dalla Magic Press, su licenza Avatar, e collocata sugli scenari contemporanei dell’Afghanistan).

Da questo punto di vista Ennis può essere davvero considerato come l’erede di Robert Kanigher, lo sceneggiatore americano che introdusse nell’universo narrativo della DC Comics – sull’onda del successo riscosso negli anni Cinquanta dai comic-books di guerra – personaggi bellici ricorrenti, destinati a entrare nella leggenda, come i già citati Enemy Ace e Il Soldato Fantasma, ai quali bisogna aggiungere il roccioso Sergente Rock, la squadra dei Perdenti e l’affascinante Carro Armato “infestato” (incentrato sull’equipaggio di un tank “protetto” dallo spirito di un ufficiale confederato del XIX secolo).

Ennis, tuttavia, si è sempre spinto molto oltre le mere esigenze di intrattenimento, utilizzando la sua documentazione storica e le sue riflessioni per comporre un affresco critico su ciò che le guerre mettono in luce circa la natura degli esseri umani, cercando di amalgamare la necessità commerciale di costruire interessanti storie di fiction con un intento di natura quasi documentaristica. E le storie di Battlefields (proposte nel nostro Paese, in agili volumetti, dalla Magic Press) con la loro impostazione rigorosa e spesso volutamente antispettacolare, lo attestano in pieno.


Così come accadeva con Storie di guerra della Vertigo, anche i racconti editi dalla Dynamite propongono vicende autoconclusive, ambientate su diversi fronti della Seconda guerra mondiale e interpretate da personaggi di varia nazionalità (talvolta ricorrenti) che agiscono su entrambi gli schieramenti in conflitto. Ma Ennis, in questo caso, ha anche avvertito l’esigenza di intervenire in prima persona, rivelando ai suoi lettori – in appendice a ogni volume – la bibliografia alla quale ha attinto per concepire le singole storie nonché le emozioni e i sentimenti che lo hanno spinto a imbastire le varie vicende.

È così che ne Le Streghe della Notte (disegnato da Russ Braun) può riemergere l’epopea semi-dimenticata delle aviatrici sovietiche che – nella necessità di integrare le perdite maschili – si prodigarono nell’ostacolare l’avanzata tedesca in Russia.

Caro Billy (illustrato da Peter Snejbjerg) sfiora poi il capolavoro mostrandoci – con la delicatezza di un Truffaut ma anche col taglio chirurgico di un J.G. Ballard – la terribile e toccante vicenda individuale di un’infermiera sfuggita per miracolo a un massacro perpetrato da un plotone di soldati giapponesi.

Ai limiti della non-storia, invece, Carristi (visualizzato dal veterano dei comics britannici Carlos Ezquerra, il creatore grafico di Judge Dredd), che si concentra sulla differenza esistente tra le truppe britanniche e quelle tedesche, evidenziando il miracolo compiuto dai soldati alleati che – a differenza degli uomini cresciuti nella militaresca Germania – erano disabituati al combattimento.

Il quarto volume, Valle Felice (illustrato da P.J. Holden), punta a ricostruire il ruolo effettivo avuto dai bombardieri inglesi nella Seconda guerra mondiale, evidenziando, contemporaneamente, con commozione, il sacrificio di quei militari che, pur combattendo sotto la Union Jack, non provenivano dalla Gran Bretagna ma da altre nazioni del Commonwealth. E che, per questo motivo, non avevano diritto ad alcun tipo di riconoscimento o di onorificenza.

Sequel di Carristi è La libellula e la tigre reale (ancora su disegni di Ezquerra), in cui le truppe corazzate alleate devono vedersela con gli avanzatissimi e virtualmente imbattibili Tiger tedeschi.

Madrepatria, infine, riporta sotto i riflettori Anna Kharkova, protagonista de Le Streghe della Notte, catapultandola col suo nuovo caccia monoposto nell'immane carneficina della battaglia di Kursk.

I volumi della collana Battlefields costituiscono, insomma, delle letture intense, intelligenti e dense di spunti di riflessione, capaci – grazie a sceneggiature mai banali, a testi che puntano a restituire l’agilità del linguaggio parlato e a interventi artistici che guardano in toto all’efficacia dello storytelling – di catturare immediatamente l’attenzione di qualsiasi lettore consapevole e accorto.

Valle Felice, La libellula e la tigre reale e Madrepatria vedono la supervisione di Luca Ippoliti (subentrato ad Alessio Danesi, che dopo aver lasciato la Magic Press è assurto a ruolo di direttore editoriale della RW Lion,) e le traduzioni dell’ottimo Flavio Camilli (chiamato a sostituire l’altrettanto valido Stefano Formiconi, entrato anch’egli a far parte della scuderia RW Lion).

Nel prosieguo di Battlefields, Ennis - sulle orme del geniale cartoonist Harvey Kurtzman - ha spostato la sua attenzione sui fronti della Guerra di Corea. Ritroveremo, quindi, il sanguigno sergente Stiles, l'ormai più che veterano protagonista di Carristi e de La Libellula e la Tigre Reale, fronteggiare - in Oltre i verdi campi, la cui parte grafica resta appannaggio di Ezquerra - le soverchianti truppe corazzate cinesi, mentre ne La caduta e l’ascesa di Anna Kharkova tornerà l'eroina de Le Streghe della Notte e di Madrepatria, sopravvissuta all’inferno del fronte russo, ma pronta a tornare in azione sui cieli della Corea del 1951 contro i caccia americani.




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