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01 nov 2013

I fantasmi di Ottodix

Sono già due anni che la collana di narrativa letteraria Ungraphic ha esordito sotto l'egida della piemontese 001 Edizioni, solitamente specializzata nella pubblicazione di ottimi fumetti italiani e internazionali.
Ungraphic è una creazione mia e di Antonio Scuzzarella, direttore della 001 Edizioni, e parte da questo assunto:


Cosa accadrebbe se i molteplici immaginari legati al Fumetto e alle Arti grafiche venissero trasposti sotto forma di pura scrittura? Come tradurre l'universo pop e colorato dei comics statunitensi, dell'historieta ispano-americana, dei manga giapponesi, della bande dessinée franco.belga, del fumetto italiano, del cinema d'animazione internazionale e dei videogame, all'interno di una narrazione che viaggi esclusivamente attraverso vocaboli, frasi e segni d'interpunzione?

La collana Ungraphic vedrà sceneggiatori di fumetti impegnati a raccontare le proprie storie in maniera "immediata", senza l'ausilio di un disegnatore; illustratori desiderosi, per una volta, di narrare senza ricorrere alla propria perizia grafica; critici ed esperti di cultura pop pronti a riversare le loro conoscenze e le loro sensibilità teoriche in dimensioni letterarie di nuova concezione.

La collana Ungraphic rappresenta, insomma, una sonda lanciata nello spazio sconfinato di una galassia tutta da esplorare.
Il primo libro targato Ungraphic è stato Emina: OrfaniRobot di Davide Tarò, un'ucronia ambientata in un'Italia dove un'industria torinese che si colloca a metà strada tra la Fiat, la Thyssenkrupp e l'Ansaldo produce robot giganti da lavoro e da combattimento pilotati da trentenni retribuiti col salario di un operaio non specializzato.


Adesso, invece, tocca a I fantasmi di Ottodix, opera prima del musicista e artista visivo Alessandro Zannier, che in questi giorni potrete acquistare in anteprima a Lucca Comics & Games, presso lo stand della 001 Edizioni (o anche sul sito della casa editrice, nelle grandi catene librerie e sui megastore telematici)).

Ebbi modo di conoscere Alessandro, mente e leader degli Ottodix, in occasione dell’uscita in libreria di Emina: OrfaniRobot, romanzo di cui ho curato impostazione, editing e parte dei testi.

Poco dopo la pubblicazione del volume, Davide venne contattato da Alessandro che aveva ravvisato in Emina: OrfaniRobot una sorprendente comunanza col concept portante di Robosapiens, l’album discografico appena realizzato dagli Ottodix. Così come la storia pensata da Davide descriveva una realtà distopica in cui la fascinazione per i robot e gli anime giapponesi degli anni Settanta si trasformava nell’atroce illusione di un’intera generazione, allo stesso modo Robosapiens metteva sotto forma di musica – con l’ausilio di sonorità elettroniche e vintage – la nostalgia per un futuro mai concretizzatosi.


Alessandro propose alla 001 una sorta di alleanza promozionale che avrebbe dovuto premiare sia gli acquirenti del romanzo che quelli del disco. Scuzzarella accettò e fu così che dieci fortunati tra coloro che avevano ordinato online, sul sito della 001, Emina: OrfaniRobot si videro recapitare in omaggio una copia di Robosapiens. Allo stesso modo, dieci navigatori internettiani che avevano ordinato l’ultimo lavoro degli Ottodix tramite la loro pagina web, ottennero la possibilità di entrare gratuitamente in possesso del libro di Davide.

Prima che ciò avvenisse – per mettere al riparo la 001 da fregature o da operazioni deleterie per la sua immagine – mi andai comunque a cercare in Rete notizie sulla band di Alessandro, spulciando soprattutto su You Tube alla ricerca di canzoni degli Ottodix.

Ne valse la pena. Mi ritrovai davanti a una realtà musicale sorprendente, a un progetto incredibilmente maturo e consapevole. Gli Ottodix proponevano un sound affascinante che, in maniera del tutto originale, rimandava ai capisaldi della New Wave europea, con canzoni scritte e cantate in italiano che, però, sapevano immediatamente rievocare le migliori tracce dei Depeche Mode – immaginai che Martin L. Gore, uno dei numi tutelari di Alessandro, sarebbe stato orgoglioso di aver ispirato brani del genere – dei Goldfrapp, dei Massive Attack, dei Groove Armada. Pensai subito che avrebbero potuto rappresentare un’ipotetica evoluzione di Garbo, se il cantautore milanese avesse continuato il suo formidabile percorso elettronico degli anni Ottanta. E questo senza conoscere il rapporto che già legava l’artista milanese agli Ottodix.



Diedi il mio OK alla breve joint venture commerciale con tutta la convinzione di questo mondo, continuando a mandare in loop sul mio PC i loro videoclip, girati con un appeal professionale che maciullava qualsiasi produzione videomusicale mainstream italiana. Tutta roba ormai tristissima e al limite del dilettantesco, anche quando ci sono di mezzo le cosiddette star.



Incominciai a canticchiare La Guerra dei Mondi, I-Man, Rabarbaro Rabarbaro e Joker senza sosta, sotto la doccia, camminando per strada o in auto. E a questo punto si aprì per me un nuovo campo di indagine: perché un gruppo dal potenziale così elevato, dalle attitudini così professionali, in grado di produrre canzoni dalle sonorità e dai refrain killer – allo stesso livello di band come i Subsonica, gli Afterhours, i Baustelle, i disciolti Bluvertigo – aveva continuato a rimanere ai margini del grande circuito della musica pop nostrana? Perché un progetto che avrebbe potuto sfondare al Premio Tenco se non addirittura – viste le sue caratteristiche sinceramente popolari, sul modello del Franco Battiato attivo negli anni Ottanta e Novanta, non per altro – al Festival di Sanremo, continuava, invece, da vent’anni a operare negli spazi underground?



Quando lo incontrai per la prima volta, nel corso di una serata degli Ottodix in un locale di Sorrento, Alessandro mi rese partecipe del suo mondo, fatto di arti visuali figurative e astratte (le sue opere sono state esposte in mostre e gallerie per tutto il continente, ottenendo sempre eccellenti riscontri), di musica, di performance teatrali e di scrittura. Sarebbe stato un perfetto uomo del Rinascimento, ma le chiavi di volta della notorietà e del successo seguono, talvolta, percorsi fin troppo tortuosi. Che conducono a secche dalle quali è difficile disincagliarsi se non con caparbietà e coraggio.



La parabola degli Ottodix mi riportò alla memoria film come The Commitments di Alan Parker o la commedia Le riserve di Howard Deutch, coi suoi superbi antieroi capaci di brillare in maniera fulgida per pochi istanti, palesando un talento fuori dal comune, prima di ricadere nell’oblio. Solo che nel caso della band di Treviso, i protagonisti non avevano nessuna intenzione di farsi inghiottire di nuovo dall’anonimato. Erano lì e combattevano. Continuavano a crederci in maniera quasi commovente, producendo materiale di qualità egregia e lasciando tutti stupefatti con le loro conoscenze e capacità tecniche.



I fantasmi di Ottodix, un bizzarro volume collocato tra narrativa, biografia reale e romanzata e musica (propone infatti in allegato un prezioso CD antologico: O.Dixea), nasce dalla volontà – ma sarebbe meglio utilizzare il termine “necessità” – di Alessandro Zannier di fare il punto della situazione a dieci anni esatti di distanza dalla pubblicazione del primo album in studio della formazione, Corpomacchina.
Robosapiens era riuscito ad assurgere a colonna sonora di Emina: OrfaniiRobot. Invece I fantasmi di Ottodix la sountrack la propone in allegato, a corollario di una vicenda umana e artistica rivissuta attraverso quattro racconti fantastici – uno per ogni album in studio del gruppo – sospesi tra Franz Kafka, Edgar Allan Poe, Ambrose Bierce, Philip K. Dick e China Miéville. Intorno alla narrazione ruotano fotografie, disegni, presenze di personaggi conosciuti e sconosciuti, testimonianze dirette e indirette, realtà e finzione, prosa e poesia, metafore e chiavi di lettura. Un rincorrersi vorticoso di mondi alternativi e percorsi esistenziali sempre in bilico sul ciglio del fallimento, eppure mai rovinosi, sempre forieri di novità e di speranza.
Un labirinto in cui potreste perdervi.
E forse, per una volta, sarebbe un bene.



Alessandro Zannier e gli Ottodix hanno incominciato il loro tour promozionale tra radio e locali nazionali. Il video di Ipersensibilità, il singolo inedito che fa parte del CD O.Dixea (in allegato, come già detto, a I fantasmi di Ottodix), viene attualmente proposto in esclusiva sul magazine "XL" del quotidiano "la Repubblica" e, a rotazione, su diverse emittenti televisive.


Ah, dimenticavo: l'introduzione a I fantasmi di Ottodix è di Garbo, star della leggendaria new wave italiana degli anni Ottanta.


Per Garbo Alessandro Zannier ha curato lo splendido ri-arrangiamento di Grandi giorni, un suo brano classico che l'artista milanese canta assieme a Georgeanne Kalweit, ex performer dei Delta V.


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