1-mar-2008

Andrea Plazzi

Andrea Plazzi è un caro amico.

Traduttore per Panini Comics, respnsabile editoriale dell'albo dedicato ai comicissimi fumetti di Rat-Man, curatore di prestigiose iniziative editoriali (l'ultima è la proposta italiana - pubblicata da Fandango Libri - di Fagin, l'ebreo di Will Eisner, sentita ricognizione revisionista sul personaggio dickensiano), Andrea Plazzi è un amico che unisce le indubbie competenze sul medium fumetto a una forte carica comunicativa.

Da qualche giorno Andrea ha aperto un blog che trovate digitando l'indirizzo:

andreaplazzi.wordpress.com/

In ogni caso, da oggi potrete trovarlo linkato sulla colonnina laterale.

Cybertube - part 2

Da qualche settimana Mauro Garofalo ha inserito sul suo blog (e su youtube) la seconda parte dell'intervista che mi ha rivolto un paio di mesi fa.

Ora un'assicurazione estemporanea: non ti preoccupare Mauro, il libro che ti ho promesso partirà quanto prima. Purtroppo gli impegni di lavoro e di vita si stanno facendo piuttosto pressanti e non ho, quindi, potuto provvedere alla spedizione (e questo spiega anche la mia nuova latitanza nell'aggiornamento del blog).

Nel frattempo, godetevi il lavoro di Mauro (e andatelo a trovare sul suo spazio personale targato Nòva 100 - cercatelo sulla colonnina al lato - dove sono presenti altri filmati interessanti incentrati su vari interventi da lui raccolti in tutta Italia).

23-feb-2008

They Live

Effettivamente, memori delle visioni anni Cinquanta e del post-modernismo omaggiante di John Carpenter, certe somiglianze concettuali risultano inquietanti (grazie, Enrico...).

Questo è un alieno kol tratto dal capolavoro di Oesterheld e Lòpez "L'Eternauta":

















Questi sono Maurizio Belpietro e Co.:
















Impressionante...

A proposito: ho avuto l'onore di conoscere Solano Lòpez.
Prima o poi su queste pagine e su quelle di Comicus.it il resoconto di alcune belle chiacchierate col maestro del fumetto argentino.

21-feb-2008

Strontium Dog

Esistono persone che invidio profondamente. Perché non possiedono il minimo senso del pudore e della vergogna.

Un paio di settimane fa, nel corso del talk show Anno Zero, il fisico premio Nobel Carlo Rubbia spiega i motivi per i quali all'Italia non converrebbe riaprire le porte all'energia nucleare.

Rubbia non si inerpica in voli pindarici, bada al concreto, tenta di elencare le ragioni logiche e sostanziali.

Rubbia è un fisico, Rubbia è un premio Nobel, si presuppone che Rubbia sappia spaccare in quattro un protone o un elettrone così come noi, a casa, carichiamo e avvitiamo una macchinetta del caffè.

Se uno come Rubbia ci spiegasse certe cose ce ne stremmo zitti. Se avessimo delle perplessità, gliele faremmo presenti con educazione, intavolando, magari, una civile conversazione.
Invece ad Anno Zero è presente anche Maurizio Belpietro, direttore del settimanale Panorama.

Rubbia, fogli in mano, cerca di ragionare con un'educazione che fa quasi tenerezza e Belpietro - un signor nessuno che funge da Terminator al soldo di Skynet-Berlusconi -lo tratta con aria di sufficienza, con arroganza nient'affatto dissimulata, facendo smorfiette di derisione e sventolando la bandiera del pro-nucleare.

Uno scribacchino contro un premio Nobel, un lacché contro un uomo di ricerca.

A Belpietro dedico il calembour che informa questo post: You're just a ridicolous strontium dog....

18-feb-2008

Amsterdamned

Il primo cittadino di Amsterdam intende ridimensionare il quartiere a luci rosse della capitale olandese.

Levate di scudi in tutto il mondo per la difesa delle prostitute e del loro diritto a esercitare esponendosi in vetrina.

Il primo cittadino di Amsterdam intende ridimensionare il commercio di droghe leggere nei coffee shop della capitale dei Paesi Bassi.

Levate di scudi in tutto il mondo per difendere il diritto dei turisti di andare a farsi una canna in un Paese dove sia legale intorzarsi di fumo.

Diciamo subito che il primo cittadino di Amsterdam ha ragione e tutti gli altri torto marcio.

Il quartiere a luci rosse è un residuato che ha perso qualsiasi senso.
Se negli anni antecedenti la rivoluzione sessuale, delle strade interamente dedicate al sesso libero potevano avere un senso, oggi - nell'epoca del mercato globale, del sesso sempre più regolato dal capitalismo globalizzato, della prostituzione coatta soggetta alle mafie dell'Est Europa - sono fogne a cielo aperto attraversate da un turismo di massa ottuso e circense.

Siete mai stati di recente nel quartiere a luci rosse di Amsterdam? Per dieci minuti vi potrete spanciare di risate - impagabile lo spettacolo delle famigliole italiane che transitano coi carrozini davanti a fontane di forma fallica mentre la prole urla: "Guarda quella, ma'! C'ha tutte le zinne de fori!" -, dopo mezz'ora sentirete il desiderio di tornarvene in albergo a vomitare.

Droghe leggere, poi? Certo, ma solo sulla carta.
Il governo olandese si fa vanto di combattere lo spaccio pesante ma, in realtà, le bustine di ero e di coca si possono acquistare apertamente sulla piazza centrale del Dam.

Per farla breve: il sindaco di Amsterdam si è reso conto che - in un'epoca in cui viaggiano cani e porci, in un'epoca in cui i giovani che si recano nella sua città non sono più hyppie, fricchettoni e individui in cerca di dimensioni interiori differenti quanto piuttosto figli di papà annoiati, scolaresche in gita e sfaccendati
senza né arte né parte - bisogna tamponare un andazzo che rischia di diventare deleterio.

Amsterdam oggi è terreno fertile sul quale prosperano le mafie di mezzo mondo.

C'è, però, un politico illuminato che sta indicando una nuova strada, più sana e intelligente - cultura, commercio di alto livello che vada a sostituire i bazar camuffati da negozi di lusso che infestano il centro - da percorrere per il futuro sviluppo cittadino.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara si diverte.

Il suo partito anti-aborto è una provocazione intellettualoide che si pone sulle orme delle grandi avanguardie d'inizio Novecento.

Il partito Pro-Life (il cui nome sembra emerso paro paro da una telenovela), con tutta la sua carica polemica e anti-sociale, sembra un'idea marinettiana o una caustica scesa in campo di una formazione dadaista.

Contrastare Ferrara? Opporsi a un uomo che non ha figli e che ha scambiato l'Italia per l'India (dove si abortisce per impedire la nascita di femmine)?

Certo che si deve: con il suo stesso divertente intento provocatorio.

Le donne hanno tutto il diritto di espellere dal proprio corpo tutti i feti che vogliono e di vederli bruciati negli inceneritori degli ospedali, nel pieno rispetto della legalità.

Le donne devono essere TOTALMENTE padrone del proprio essere naturale e se considerano il feto come un elemento estraneo e fastidioso hanno tutto il diritto di farselo cavare fuori coi ferri o con gli agenti chimici del caso.

Un feto è un fottuto feto, non un bambino.

Un "in bocca al lupo" sincero, Ferrara!
Quello che sei ha già avuto modo di dirtelo - anch'egli in modo provocatorio e avanguardistico - Daniele Luttazzi.

31-gen-2008

The Sunset Zone: Joe Jackson e Toto

Cos'è un tramonto? Cos'è un crepuscolo?

Al di là delle definizioni scientifiche, è inutile tentare di fornire una risposta. Il tramonto e il crepuscolo sono stati dell'anima che ognuno percepisce a modo suo.

Eppure c'è qualcuno che è riuscito a catturare l'essenza piena, emotiva di queste particolari ore del giorno.

Se mi domandate cosa significava vivere la prima adolescenza nei primissimi anni Ottanta, cosa si provava di fronte al tramonto e al crepuscolo, non potrei far altro che rimandarvi ai video di Steve Barron.

Barron è stato uno dei codificatori del moderno linguaggio dei videoclip: il suo lavoro per "Steppin' Out" di Joe Jackson si pone al servizio di una grandissima canzone - contenuta in un album altrettanto grande se non indispensabile, Night & Day - comunicando perfettamente il "senso pieno" dell'ora del crepuscolo e il dipanarsi di una magnifica notte newyorkese.

Poi c'è "Rosanna" dei Toto che può piacere e non piacere, ma il cui video resta un documento insostituibile per comprendere come la magia del tramonto e del crepuscolo - filtrata attraverso un disastrato paesaggio metropolitano in fase di espansione, un preludio al futuro - venisse percepita un quarto di secolo fa, influenzando le visioni dell'immaginario collettivo.
Il primo passaggio strumentale del pezzo ha fatto epoca ed è una sorta di madeleine proustiana per chiunque abbia vissuto quel periodo.


Buona visione.

28-gen-2008

Ancora a proposito di supereroi

Luca Miele è un giornalista di Avvenire col quale ho avuto modo di comunicare in più di un'occasione.

Luca ha apprezzato molto Supereroi e Superpoteri, il mio libro sui supereroi americani, e l'ha più volte segnalato sia attraverso la carta stampata che online.

Qualche settimana fa mi ha richiesto un'intervista per la rivista telematica BombaCarta e io - vista anche l'alta qualità delle sue domande - sono stato lieto di concedergliela.

La trovate esattamente qui.

Se vi va, buona lettura.

L'opera di Adrian Tranquilli è tratta dal sito teknetmedia.net

23-gen-2008

Karma Scolastico

Ebbene, lo ammetto: non parlo mai di scuola (che pure è parte integrante se non fondamentale della mia vita).

Non lo faccio perché dovrei generalmente ricorrere a dei luoghi comuni.

Diciamo che adoro il rapporto con gli studenti - che, quando funziona, rende quello di insegnante uno dei mestieri più belli del mondo - e detesto tutto ciò che ruota intorno alle istituzioni dell'insegnamento.

Il racconto che segue è stato pubblicato su "la Repubblica" (edizione di Napoli) l'8 agosto del 2007 generando anche qualche ferma reazione di opposizione al contenuto.

L'unica cosa che posso aggiungere è che mi era sgorgato dal cuore quando un giorno - nel corso del mio unico anno di insegnamento alle Scuole Medie inferiori - mi resi conto del grado di esaurimento e/o presunzione che colpiva molti professori.

Era un campionario di frustrati e
wannabe che mi passava davanti agli occhi quotidianamente: madri esaurite, scrittori falliti, persone mentalmente instabili, gente sull'orlo del burn-out, ecc. chiamati a svolgere un ruolo di fondamentale importanza in un ambiente difficile - la periferia orientale di Napoli - dominato dalle sottoculture e dalle logiche camorristiche.

E tutti si aggrappavano disperatamente alle ore (dieci) destinate alle assemblee sindacali e ai giorni di festa come a dei salvagente grazie ai quali fuggire per qualche istante.

Buona lettura.

Karma scolastico


A Sandro Onofri


Non ce la faccio più! Sono diventati impossibili! Ogni volta che sto io in classe deve succedere qualche tragedia! Dovrebbero stare attaccati con le corde sopra le sedie e invece se ne vanno scorrazzando liberi senza che nessuno fa niente!
Volete sapere che cosa è successo? E mo’ ve lo spiego, così capite bene i guai che uno rischia di passare!
Quella sciardella di Nora Elefante, quella che si crede tanto bella, si è messa a fare la scema con Giancarlo Bifronte, quel guappetto della II F che tiene il padre sotto controllo al centro di igiene mentale (e questo già vi spiega tutto…). Comunque – com’è, come non è – a un certo punto qualcuno manda a chiamare Nora in classe mentre c’ero io a fare lezione. E io, fessa fessa, l’ho fatta pure uscire. Ma mica andavo a pensare che quelle galline disgraziate di quell’altra classe… qual è? La I C? Mica pensavo che quelle della I C la volevano pigliare a mazzate?!
Fuori al corridoio è successo il finimondo: le cretine che si scippavano i capelli tra di loro, i bidelli che correvano per spartire chi potevano, i colleghi che uscivano dalle aule e se ne stavano come dei baccalà, i ragazzi che urlavano come dei selvaggi e ripigliavano tutto coi telefonini (quei farabutti, pezzenti, criminali, tutti quanti, quanti ne sono…).
E io? Io a strillare di smetterla e quelle a riempirsi di parole e a darsi alle mani come le vajasse che sono: “Lievate ‘a miezo!”, “Tu si’ ‘na zoccola!”, “Io te squarto!”. Ma voi avete capito? Hanno tredici anni ognuna e già vanno a fare le sgualdrinelle con i maschi!
E in tutto questo vi pensate che il preside ha pigliato qualche provvedimento? Ma no, tutto normale! Di sospenderle non se ne parla nemmeno! Anzi, quasi quasi era colpa mia!
Sono stanca, stanca, stanca di tutto. Ma ditemi voi: chi me lo fa fare? Io tengo mio marito che fa il commercialista e, volendo, potrei starmene tranquilla a casa a guardare le faccende mie e a fare la vita della signora. E invece? Invece mi devo alzare ogni mattina – prestissimo a causa dell’orario incivile che mi hanno affibbiato – per venire in questa scuola di cacca a combattere delle battaglie inutili per quei quattro soldi che mi danno al mese. E dire che lo faccio solo per un senso di missione, per portare un po’ di conoscenza a chi ne avrebbe davvero bisogno e che invece se ne frega…
Io ai miei figli ho insegnato il rispetto, l’educazione e l’importanza dello studio: loro sanno che se si comportano bene li mando dappertutto. E infatti vanno in palestra, a scuola di ballo, a scuola di inglese… Si sono aggregati tutti e due a delle belle comitive della Vomero-bene, gente altolocata: si vede già che vogliono elevarsi, che già si stanno costruendo il futuro. Mica come questi mascalzoni qui che sono buoni soltanto a vendere le verdure al mercato e a campare nei bassi! Se la cercano la loro condizione, è inutile che si stanno a lamentare.
Gliele vorrei dire io quattro cose al preside quando sostiene che sono io a non avere polso, che sono io che mi assento troppo! E ci mancherebbe anche che non mi potessi assentare! Un altro po’ e qui non si può neanche andare a far pipì, come nelle fabbriche dell’Ottocento! Io a quest’ora potevo essere assistente ricercatrice all’università, altro che scuole medie! Alle scuole medie mi ci trovo solo perché mi sono sposata e ho voluto fare dei bambini, non per altro. Ma questi mocciosetti di gente tanto come-si-deve – il migliore di loro tiene perlomeno un parente pregiudicato – mi stanno facendo perdere tutta la mia classe e la mia signorilità.
Ero piena di entusiasmo quando ho incominciato a insegnare, era un lavoro comodo: elargivo cultura, mi guadagnavo i soldi senza chiederli a mio marito così potevo farmi passare gli sfizi, tenevo il pomeriggio libero per rilassarmi e badare alle cose di casa. Però è cambiato tutto: adesso ci sono consigli di classe, controconsigli, collegi dei docenti, incontri scuola-genitori, verbali (che, siccome insegno Italiano, puntualmente toccano a me), carte e cartuscelle, casini che non vi dico… E, soprattutto, ci stanno gli scostumati, scostumati a tutti i livelli, tra gli alunni ma pure tra i colleghi che pare sempre che certi fatti non riguardano pure loro.
Ma come si può andare avanti in una scuola che funziona così? No, no, non è più cosa. Martedì ne approfitto che ci sta una bella riunione sindacale alle ultime due ore così me la scappotto e me ne vado a fare un po’ di shopping a via Chiaia alla faccia di preside, colleghi e compagnia cantante. Perlomeno il sindacato ogni tanto serve a qualcosa.
Poi mi prendo di sicuro un’altra ventina di giorni di malattia, così mi sveglio tardi, mi godo qualche bella giornata di primavera, cucino, invito qualche amica a casa a giocare a burraco e chi si è visto si è visto. Perché se non ci si prende cura di se stessi…
Mi fanno ridere quando si lamentano che la scuola non funziona… ma se sono proprio loro che ti costringono a fare così! Noi insegnanti siamo gente laureata e invece, a quanto pare, ci hanno preso per minatori. Io, col marito professionista, a fare quella che scava le gallerie! Stanno scherzando, non hanno capito proprio niente. Se non mi concedono i miei diritti, vuol dire che i diritti me li prendo io da sola.
Sì, sì, faccio così: altri venti giorni di malattia e poi ci stanno il ponte del 25 aprile e del primo maggio. Quest’anno mio marito, io e i ragazzi abbiamo deciso di andarcene a visitare Barcellona e Madrid con alcuni conoscenti. Ce ne andiamo a respirare un po’ d’aria diversa, fuori dall’Italia.
E poi una voltata e una girata arriveranno pure le vacanze estive. Ho giurato a me stessa che me ne sarei stata per un mese e mezzo stesa su una sedia a sdraio sulla spiaggia di Diamante. E, se tutto va bene, forse ci scappa pure una settimana al villaggio Alpitour di Taormina.
Non vedo l’ora.
Così mi rigenero davvero.