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27 dic 2013

Il "Red Dragon" di Brett Ratner

"Hannibal Lecter piace agli spettatori perché uccide solo quei personaggi che il pubblico desidera vedere morti". E' questa, in soldoni, l'illuminata visione che Dino De Laurentiis ha del serial killer ideato da Thomas Harris: quella di un amicone di famiglia che viene a togliere definitivamente di mezzo la gente che ti sta antipatica. Basterebbe soltanto questa affermazione del produttore originario di Torre Annunziata - e dalla quale un passivo, colpevole, connivente Harris si è sempre guardato bene dal prendere le distanze - a rendere indigeribili le opere cinematografiche che, a partire dall'Hannibal di Ridley Scott in poi, vedono come protagonista il dottor Lecter.

E' il 2002 e De Laurentiis, dopo essersi portato a casa il successo di Hannibal, ha intenzione di battere il ferro finché è caldo rimettendo mano a quello che si era rivelato come uno dei più grossi fallimenti nella sua lunga carriera di produttore: la trasposizione filmica di Red Dragon.

E' risaputo che Manhunter - Frammenti di un omicidio, primo tentativo di trasformare in immagini il romanzo di Harris, aveva incassato, nel 1986, poco più di otto milioni e mezzo di dollari a fronte dei quindici investiti. Un fatto sul quale De Laurentiis aveva continuato per anni a rimuginare, e in particolare dopo la trionfale accoglienza ricevuta da Il silenzio degli innocenti.
Nonostante il film di Michael Mann avesse conseguito nel tempo ampi riconoscimenti da parte della critica e degli spettatori, guadagnandosi una specie di seconda vita sul mercato dell'home video, il tycoon era giunto a rinnegarlo su tutta la linea,  classificandolo quasi come l'operato di un gruppo di incompetenti.
Ma adesso che i diritti dei romanzi di Harris sono tornati - dopo la parentesi Orion Pictures - saldamente nelle sue mani, il magnate ritiene che sia giunto il momento, a distanza di sedici anni, di esigere il dovuto riscatto. L'obiettivo è quello di ricreare la magica alchimia de Il silenzio degli innocenti, alla ricerca di un back to the basics che possa riproiettare gli spettatori nelle atmosfere che li avevano ammaliati dodici anni prima. Non più la fredda, chirurgica crudezza di Hannibal, quindi, ma un'opera di nuovo incentrata sui rapporti psicologici tra i personaggi e sull'equilibrio tra thriller e dramma umano.

E' per questo motivo che viene richiamato in gioco lo sceneggiatore Ted Tally che con lo script de Il silenzio degli innocenti aveva vinto tutti i premi di categoria possibili e immaginabili, ma che aveva rifiutato di scrivere l'adattamento di Hannibal, considerando il romanzo disgustoso.

Anche il cast degli attori si rivela di prima grandezza: l'allora lanciatissimo e pluripremiato Edward Norton nella parte del profiler Will Graham; il carismatico Ralph Fiennes in quella del serial killer Francis Dolarhyde; Harvey Keitel in quella di Jack Crawford; Philip Seymour Hoffman - reduce dai successi di Magnolia, Il talento di mr. Ripley e Almost Famous - in quella del bieco giornalista Freddy Lounds; Emily Watson - che nel corso del lustro precedente aveva fatto incetta di premi e nomination - nei panni della sviluppatrice cieca Reba McClane; Mary-Louise Parker - che tre anni prima aveva vinto un Genie Award, tributato canadese alle migliori interpreti femminili - in quelli di Molly, moglie di Will Graham.
Tra gli attori torna inevitabilmente pure Anthony Hopkins nella parte di Hannibal Lecter, mentre è quasi sorprendente l'arruolamento dell'italiano Dante Spinotti in qualità di direttore della fotografia. Sorprendente perché il film Red Dragon è a tutti gli effetti un remake di Manhunter, opera di cui Spinotti era stato a suo tempo il formidabile curatore delle luci e dei colori.

Per la regia viene ingaggiato Brett Ratner, trentenne regista della Florida che si era messo in mostra coi polizieschi d'azione della serie cinematografica Rush Hour (quelli interpretati da Jackie Chan e Chris Tucker) e con vari videoclip musicali di Mariah Carey, Wu-Tang Clan, P. Diddy e Madonna.


Per finire, la soundtrack viene affidata a Danny Elfman, che dal 1989 - dall'epoca, cioè, del primo Batman di Tim Burton - viene puntualmente chiamato a comporre le partiture di alcuni tra i più importanti blockbuster statunitensi (conseguendo svariate candidature agli Oscar e ai Grammy Awards).

Rad Dragon nasce, insomma, con tutte le caratteristiche di un mash-up tra Manhunter e Il silenzio degli innocenti attraverso il quale De Laurentiis intende riportare il mito di Hannibal Lecter ai fasti degli anni Ottanta.
I problemi, tuttavia, sorgono proprio a partire dalla ambizioni: Red Dragon aspira a diventare un memorabile instant classic di cui dovranno serbare memoria le generazioni future, mentre invece si rivela un film normalissimo con le caratteristiche di un compitino ben svolto, ma privo di particolari picchi visivi o di sequenze da cineteca. Tutto è clichè, tutto è già trito in Red Dregon: l'estetica e gli assiomi su cui si basa sono stati masticati, digeriti e metabolizzati all'interno di dozzine di altri prodotti cinematografici e televisivi. Ci sarebbe dovuta essere una mano più visionaria, l'elaborazione di progetto basato su parametri inediti per pervenire a un risultato degno di un qualche ricordo. Invece non c'è una sola immagine che resti attaccata al cuore o alla mente.

L'unica prova attoriale degna di nota è quella di Ralph Fiennes, che riesce a infondere nel suo Francis Dolarhyde delle vibrazioni differenti, più ampie, rispetto a quello interpretato da Tom Noonan in Manhunter. Ma il ruolo dell'attore britannico è soffocato dall'impianto generale del film e dalle sciape performance dei suoi colleghi: il sessantacinquenne Anthony Hopkins, rimesso in parziale forma da una superdieta, mantiene - così come la trama originariamente prevedeva - un ruolo dietro le quinte e sotto le righe (per mostrarlo in azione Ted Tally deve partorire l'inutile flashback iniziale in cui il dottor Lecter, poco prima della sua cattura da parte della polizia, pugnala Will Graham ). E Edward Norton - che pure tenta di riallacciarsi alla figura di Graham così come emergeva dalle pagine del romanzo - non è né carne né pesce: non possiede lo sguardo allucinato e la forza nervosa di William Petersen (che in TV è nel frattempo arrivato alla seconda stagione di C.S.I., riscuotendo finalmente un enorme, meritato successo personale) e nemmeno le caratteristiche del nerd paranoico e tormentato così come originariamente concepito da Harris. Dà vita a un personaggio triste e ordinario che non comunica spessore o pathos.

Ma laddove la pellicola fallisce miseramente, diventando perfino immorale, è nella compartecipazione, nella connivenza che tenta di instaurare tra la figura dell'assassino/degli assassini e lo spettatore.
E' vero che, come si diceva all'inizio, De Laurentiis (e anche Hopkins assieme a lui) pensa che Hannibal Lecter uccida quelli che "stanno antipatici" al pubblico. Ma all'interno del Red Dragon di Ratner - in cui Lecter è di fatto confinato nella cella di un carcere psichiatrico - si fa di tutto per tratteggiare preventivamente in maniera negativa chiunque venga ucciso in scena da Dolarhyde: non solo il giornalista arrivista e privo di scrupoli Freddie Lounds, quindi, ma anche Ralph Mandy, collega di Reba McClane, che originariamente era colpevole soltanto di frequentare senza secondi fini la ragazza cieca e che adesso, invece, viene rappresentato dall'attore Frank Wahley come un torbido scassacazzo con velleità da stalker. Giusto per rendere gradevole e accettabile al pubblico la sua morte.

L'inconsapevole e incosciente filosofia criminale che a questo punto investe inevitabilmente il film rende inutile tutto il resto. Gli spettatori arrivano a parteggiare per un maniaco sterminafamiglie: questo è quanto. Persino il tentativo di ripristinare il finale originale del romanzo, a differenza di quanto fatto da Michael Mann in Manhunter, sfocia in un banale colpo di scena dell'ultima ora che nulla ha a che fare con la deriva oscura e nichilista presente nel romanzo di Harris.

In ogni caso, il successo riscosso da Red Dragon consente a De Laurentiis di triplicare il capitale investito per la sua realizzazione. Ed è a questo punto che il produttore chiede all'amico Thomas Harris di impegnarsi nella stesura di un nuovo romanzo che abbia come protagonista Hannibal Lecter...

(4 - continua qui)

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