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16 mag 2007

Al Tommaseo di Trieste

Sabato sera alle 18.30 terrò una piccola conferenza a Trieste, nelle sale dello storico Caffé Tommaseo, leggendario locale - sito di fronte al Molo Audace - che ha fatto da cornice al concepimento stesso dell'Unità d'Italia.
L'incontro è inserito all'interno delle iniziative comprese nel calendario di FEST, la prima Fiera Internazionale dell'editoria scientifica che si terrà nel capoluogo friulano dal 17 al 20 maggio.

L'argomento del mio intervento deriva direttamente da "Supereroi e Superpoteri", il mio saggio sui supereroi americani.

Titolo: "E' un uccello? E' un aereo? No, è Superman! Supereroi tra fiction, realtà e letteratura.

Più specificatamente: "La nascita e lo sviluppo, in settant’anni di storia, del genere supereroistico all’interno del fumetto americano forniscono lo spunto per una trattazione che, a partire dagli anni Trenta e Quaranta, riflette sul modo in cui i comic book – come una novella cartina di tornasole – si sono rapportati allo zeitgeist di volta in volta dominante. Da Spiderman ai Fantastici 4, da Superman all’Incredibile Hulk, fin dalla nascita dei primi supereroi, gli sceneggiatori si sono ispirati alla scienza per disegnare i loro personaggi e dotarli di fantastici superpoteri. Nelle strisce degli anni Quaranta e in quelle di oggi si nascondono temi scientifici di grande interesse: realtà post-atomiche, biotecnologie e rischio nucleare diventano lo specchio di aspettative e timori della società nei confronti della scienza."

Gli incontri del Tommaseo - compresi negli eventi di Science Café - sono gestiti dall'Area Science Park e dalla SISSA, con la collaborazione di Casa della Musica e la direzione artistica dell'ottima Daniela Picoi.

Personalmente, sono felicissimo di poter tornare a Trieste, una città poco appariscente che, però, si apre ai luoghi più nascosti delle anime sensibili.
Ecco come la descrive - meravigliosamente - Umberto Saba:

Trieste

(da Trieste e una donna, 1910-12)

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.

Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

Per chi vorrà esserci, ci si vede lì.

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