1 nov 2013

I fantasmi di Ottodix

Sono già due anni che la collana di narrativa letteraria Ungraphic ha esordito sotto l'egida della piemontese 001 Edizioni, solitamente specializzata nella pubblicazione di ottimi fumetti italiani e internazionali.
Ungraphic è una creazione mia e di Antonio Scuzzarella, direttore della 001 Edizioni, e parte da questo assunto:


Cosa accadrebbe se i molteplici immaginari legati al Fumetto e alle Arti grafiche venissero trasposti sotto forma di pura scrittura? Come tradurre l'universo pop e colorato dei comics statunitensi, dell'historieta ispano-americana, dei manga giapponesi, della bande dessinée franco.belga, del fumetto italiano, del cinema d'animazione internazionale e dei videogame, all'interno di una narrazione che viaggi esclusivamente attraverso vocaboli, frasi e segni d'interpunzione?

La collana Ungraphic vedrà sceneggiatori di fumetti impegnati a raccontare le proprie storie in maniera "immediata", senza l'ausilio di un disegnatore; illustratori desiderosi, per una volta, di narrare senza ricorrere alla propria perizia grafica; critici ed esperti di cultura pop pronti a riversare le loro conoscenze e le loro sensibilità teoriche in dimensioni letterarie di nuova concezione.

La collana Ungraphic rappresenta, insomma, una sonda lanciata nello spazio sconfinato di una galassia tutta da esplorare.
Il primo libro targato Ungraphic è stato Emina: OrfaniRobot di Davide Tarò, un'ucronia ambientata in un'Italia dove un'industria torinese che si colloca a metà strada tra la Fiat, la Thyssenkrupp e l'Ansaldo produce robot giganti da lavoro e da combattimento pilotati da trentenni retribuiti col salario di un operaio non specializzato.


Adesso, invece, tocca a I fantasmi di Ottodix, opera prima del musicista e artista visivo Alessandro Zannier, che in questi giorni potrete acquistare in anteprima a Lucca Comics & Games, presso lo stand della 001 Edizioni (o anche sul sito della casa editrice, nelle grandi catene librerie e sui megastore telematici)).

Ebbi modo di conoscere Alessandro, mente e leader degli Ottodix, in occasione dell’uscita in libreria di Emina: OrfaniRobot, romanzo di cui ho curato impostazione, editing e parte dei testi.

Poco dopo la pubblicazione del volume, Davide venne contattato da Alessandro che aveva ravvisato in Emina: OrfaniRobot una sorprendente comunanza col concept portante di Robosapiens, l’album discografico appena realizzato dagli Ottodix. Così come la storia pensata da Davide descriveva una realtà distopica in cui la fascinazione per i robot e gli anime giapponesi degli anni Settanta si trasformava nell’atroce illusione di un’intera generazione, allo stesso modo Robosapiens metteva sotto forma di musica – con l’ausilio di sonorità elettroniche e vintage – la nostalgia per un futuro mai concretizzatosi.


Alessandro propose alla 001 una sorta di alleanza promozionale che avrebbe dovuto premiare sia gli acquirenti del romanzo che quelli del disco. Scuzzarella accettò e fu così che dieci fortunati tra coloro che avevano ordinato online, sul sito della 001, Emina: OrfaniRobot si videro recapitare in omaggio una copia di Robosapiens. Allo stesso modo, dieci navigatori internettiani che avevano ordinato l’ultimo lavoro degli Ottodix tramite la loro pagina web, ottennero la possibilità di entrare gratuitamente in possesso del libro di Davide.

Prima che ciò avvenisse – per mettere al riparo la 001 da fregature o da operazioni deleterie per la sua immagine – mi andai comunque a cercare in Rete notizie sulla band di Alessandro, spulciando soprattutto su You Tube alla ricerca di canzoni degli Ottodix.

Ne valse la pena. Mi ritrovai davanti a una realtà musicale sorprendente, a un progetto incredibilmente maturo e consapevole. Gli Ottodix proponevano un sound affascinante che, in maniera del tutto originale, rimandava ai capisaldi della New Wave europea, con canzoni scritte e cantate in italiano che, però, sapevano immediatamente rievocare le migliori tracce dei Depeche Mode – immaginai che Martin L. Gore, uno dei numi tutelari di Alessandro, sarebbe stato orgoglioso di aver ispirato brani del genere – dei Goldfrapp, dei Massive Attack, dei Groove Armada. Pensai subito che avrebbero potuto rappresentare un’ipotetica evoluzione di Garbo, se il cantautore milanese avesse continuato il suo formidabile percorso elettronico degli anni Ottanta. E questo senza conoscere il rapporto che già legava l’artista milanese agli Ottodix.



Diedi il mio OK alla breve joint venture commerciale con tutta la convinzione di questo mondo, continuando a mandare in loop sul mio PC i loro videoclip, girati con un appeal professionale che maciullava qualsiasi produzione videomusicale mainstream italiana. Tutta roba ormai tristissima e al limite del dilettantesco, anche quando ci sono di mezzo le cosiddette star.



Incominciai a canticchiare La Guerra dei Mondi, I-Man, Rabarbaro Rabarbaro e Joker senza sosta, sotto la doccia, camminando per strada o in auto. E a questo punto si aprì per me un nuovo campo di indagine: perché un gruppo dal potenziale così elevato, dalle attitudini così professionali, in grado di produrre canzoni dalle sonorità e dai refrain killer – allo stesso livello di band come i Subsonica, gli Afterhours, i Baustelle, i disciolti Bluvertigo – aveva continuato a rimanere ai margini del grande circuito della musica pop nostrana? Perché un progetto che avrebbe potuto sfondare al Premio Tenco se non addirittura – viste le sue caratteristiche sinceramente popolari, sul modello del Franco Battiato attivo negli anni Ottanta e Novanta, non per altro – al Festival di Sanremo, continuava, invece, da vent’anni a operare negli spazi underground?



Quando lo incontrai per la prima volta, nel corso di una serata degli Ottodix in un locale di Sorrento, Alessandro mi rese partecipe del suo mondo, fatto di arti visuali figurative e astratte (le sue opere sono state esposte in mostre e gallerie per tutto il continente, ottenendo sempre eccellenti riscontri), di musica, di performance teatrali e di scrittura. Sarebbe stato un perfetto uomo del Rinascimento, ma le chiavi di volta della notorietà e del successo seguono, talvolta, percorsi fin troppo tortuosi. Che conducono a secche dalle quali è difficile disincagliarsi se non con caparbietà e coraggio.



La parabola degli Ottodix mi riportò alla memoria film come The Commitments di Alan Parker o la commedia Le riserve di Howard Deutch, coi suoi superbi antieroi capaci di brillare in maniera fulgida per pochi istanti, palesando un talento fuori dal comune, prima di ricadere nell’oblio. Solo che nel caso della band di Treviso, i protagonisti non avevano nessuna intenzione di farsi inghiottire di nuovo dall’anonimato. Erano lì e combattevano. Continuavano a crederci in maniera quasi commovente, producendo materiale di qualità egregia e lasciando tutti stupefatti con le loro conoscenze e capacità tecniche.



I fantasmi di Ottodix, un bizzarro volume collocato tra narrativa, biografia reale e romanzata e musica (propone infatti in allegato un prezioso CD antologico: O.Dixea), nasce dalla volontà – ma sarebbe meglio utilizzare il termine “necessità” – di Alessandro Zannier di fare il punto della situazione a dieci anni esatti di distanza dalla pubblicazione del primo album in studio della formazione, Corpomacchina.
Robosapiens era riuscito ad assurgere a colonna sonora di Emina: OrfaniiRobot. Invece I fantasmi di Ottodix la sountrack la propone in allegato, a corollario di una vicenda umana e artistica rivissuta attraverso quattro racconti fantastici – uno per ogni album in studio del gruppo – sospesi tra Franz Kafka, Edgar Allan Poe, Ambrose Bierce, Philip K. Dick e China Miéville. Intorno alla narrazione ruotano fotografie, disegni, presenze di personaggi conosciuti e sconosciuti, testimonianze dirette e indirette, realtà e finzione, prosa e poesia, metafore e chiavi di lettura. Un rincorrersi vorticoso di mondi alternativi e percorsi esistenziali sempre in bilico sul ciglio del fallimento, eppure mai rovinosi, sempre forieri di novità e di speranza.
Un labirinto in cui potreste perdervi.
E forse, per una volta, sarebbe un bene.



Alessandro Zannier e gli Ottodix hanno incominciato il loro tour promozionale tra radio e locali nazionali. Il video di Ipersensibilità, il singolo inedito che fa parte del CD O.Dixea (in allegato, come già detto, a I fantasmi di Ottodix), viene attualmente proposto in esclusiva sul magazine "XL" del quotidiano "la Repubblica" e, a rotazione, su diverse emittenti televisive.


Ah, dimenticavo: l'introduzione a I fantasmi di Ottodix è di Garbo, star della leggendaria new wave italiana degli anni Ottanta.


Per Garbo Alessandro Zannier ha curato lo splendido ri-arrangiamento di Grandi giorni, un suo brano classico che l'artista milanese canta assieme a Georgeanne Kalweit, ex performer dei Delta V.


31 ott 2013

Villain Comics: colpo su colpo

E' giunto ormai al secondo anno di attività questo piccolo studio indipendente che propone - attraverso albi ben stampati, graziati da copertine d'autore - lavori ascrivibili a vari generi della letteratura popolare, avulsi da qualsiasi pretenziosità intellettualistica e ricerca di esangue autorialità. Fumetti sanguigni e ruspanti, insomma, che amano cavalcare l'hard-boiled, il noir, l'avventura esotica, la fantascienza e il fantasy, l'horror e il supereroismo con un taglio che varia dal realismo alla satira, senza prescindere dalle contaminazioni più varie e sorprendenti.

I ragazzi che fanno capo alla Villain Comics - questo il nome del laboratorio/collettivo/casa editrice - sono sceneggiatori e scrittori di talento che anelano a farsi conoscere dal pubblico, dalla critica e (perché no?) dalle major di settore realizzando - non senza prendersi anche pesanti rischi creativi in fase di elaborazione di soggetti e tavole - storie nuove e originali.

In questi giorni gli autori della Villain Comics li troverete impegnati a vendere i loro prodotti - arricchendoli con sketch e dediche - all'edizione 2013 di Lucca Comics & Games. E mai come quest'anno la qualità delle loro pubblicazioni - visionate dal sottoscritto in anteprima grazie alla cortesia di Bruno Letizia, uno dei cartoonist del gruppo - può dirsi elevata.

Il titolo più interessante che troverete a Lucca sarà sicuramente Brutti, sporchi e cattivi, un racconto di circa 80 pagine (venduto a 6 euro), con finale aperto, che dopo una partenza western allarga i suoi orizzonti fino ad abbracciare l'avventura tout court alla Kipling, il fantastico alla Ambrose Bierce, l'horror alla Stephen King e il dinamismo splatterpunk alla Robert Rodriguez.
A scriverlo, con grande senso della narrazione, l'accoppiata formata da Stefano Marsiglia e Michele Monteleone, mentre la parte grafica - straordinaria per diverse scelte d'inquadratura e la padronanza di stampo "sudamericano" della texture - è appannaggio di Fabrizio des Dorides, disegnatore di cui sentiremo di certo parlare in futuro, vista la dose di talento "in potenza" che riesce a sfoggiare.


Ancora nell'ambito della contaminazione western, allo stand della Villain Comics troverete Gunsmoke & Dragonfire, un racconto fantasy ambientato in un mondo con tutte le connotazioni del selvaggio Ovest americano.
La divertente sceneggiatura è di Giulio Antonio Gualtieri, per i disegni - a metà tra la moderna scuola statunitense e quella franco-belga - di Eleonora Carlini. La cover dell'albo, invece (24 pagine, 3 euro), è di Andrea Meloni.

Grande attesa, poi, per Siouxie Fox (24 pagine, 3 euro), dove in una Roma sospesa a metà tra il futuristico e lo steampunk, tra atmosfere alla Neil Gaiman e fantasia Art Déco, popolata di fantasmi ben visibili ai vivi, agisce una bionda e procace bounty-killer di spiriti trasgressori che non hanno intenzione di restare vincolati agli spazi-ghetto assegnati loro per legge.
Dietro la notevole e provocatoria cover del talentuoso David Messina si sviluppa una storia concepita da Bruno Letizia e disegnata da una Valentina Zeppa che sembra guardare alla lezione di Howard Chaykin.

Ed è sempre a Letizia - che oltre che sceneggiatore è anche un ottimo disegnatore dotato di un eccellente story-telling - che si deve il terzo capitolo di Se sei vivo, spara! (24 pagine, 3 euro), un horror-western - con un richiamo iniziale al film Django di Sergio Corbucci - che vede il cacciatore di vampiri Lion Gardiner impegnato non solo a combattere una schiera di non-morti, ma anche i tremendi fantasmi che si annidano nel suo passato e nella sua memoria.
L'affascinante cover pittorica dell'albo è di Fabio Listriani.


Ancora incentrato sull'horror e il soprannaturale è, inoltre, la terza e conclusiva puntata de Il Regno dei Morti (52 pagine, 4 euro, cover di Andrea Meloni), una storia scritta da Stefano Marsiglia e disegnata in un'evocativa mezzatinta da Stefano Belfiore - con personaggi ricalcati sui volti di attori cinematografici - che indaga le conseguenze di un conflitto tra umani e vampiri in un mondo devastato da un'apocalisse zombi (!).

Affascinante pure Game Over (24 pagine, 3 euro), un mystery inserito in un'ambientazione cyberpunk dove i campioni di videogame sono considerati alla stregua di stelle dello sport. Qui una giocatrice desiderosa di emergere è costretta a fare i conti con un videogioco maledetto che sembra condurre al suicidio chiunque gli si accosti.
Bella la sceneggiatura di Giulio Antonio Gualtieri e i disegni di un Andrea Meloni che sembra voler rinverdire i fasti di cartoonist come l'americano Bill DuBay o lo spagnolo Luis Bermejo, nomi di punta della leggendaria rivista d'Oltreoceano "Eerie".






E non poteva mancare nemmeno la fantascienza, che col primo episodio de La fine del mondo (24 pagine, 3 euro, cover di David Messina) ci trasporta su una Terra attaccata da una flotta d'invasione extraterrestre. La risposta umana - avvenuta utilizzando armi nucleari - ha rintuzzato i piani degli alieni che, comunque, hanno incominciato a bersagliare il pianeta con devastanti operazioni di strategia terroristica applicate su larga scala (notevole l'immagine del Golfo di Napoli puntellato di giganteschi resti di astronavi distrutte).
Ed è a questo punto che deve intervenire una special force di uomini dotati di superpoteri. La fine del mondo si basa sulla sceneggiatura di Michele Monteleone e sui disegni ad alto quoziente hi-tech di Paolo Villanelli.


Se non a Lucca o alle principali fiere del fumetto italiane (Napoli Comicon, ecc.), le produzioni targate Villain Comics sono richiedibili all'indirizzo email: comics.villain@gmail.com o, per chi abita a Roma, presso le più note e fornite fumetterie della capitale.


La Villain Comics oltre che un blog - che potete raggiungere cliccando sul link che ho inserito all'inizio di questo pezzo - ha pure una pagina Facebook.

30 ott 2013

Da "C/mare (Na)" a "Codename: AlexDinox"


Era il 2006 quando incominciai a rendere attivo questo blog.
Lo intitolai C/mare (Na) con un'idea ben precisa in testa: quella di mescolare le mie esperienze quotidiane in una realtà problematica come quella di Castellammare di Stabia, la città in provincia di Napoli nella quale vivo, con tutte quelle suggestioni che colpiscono il mio immaginario.

Devo dire che la cosa all'inizio ha funzionato, ma poi - complice la nascita di mia figlia e le impetuose esigenze di un'attività lavorativa sempre più intensa e orientata su più fronti - sono stato costretto dapprima a concentrarmi, anche per una sorta di "igiene mentale", su argomenti meno legati al contesto sociale in cui vivo e poi a diradare l'aggiornamento del blog fino alla stasi assoluta.

Oggi C/mare (Na) cambia titolo e si trasforma in Codename: AlexDinox (che, come ben sa chi è abituato a comunicare con me tramite e-mail, è il modo in cui mi firmo normalmente).




La mia attività nel mondo dell'editoria a fumetti con case editrici come RW Lion, Mondadori e 001 Edizioni e l'esperienza maturata, in questi lunghi anni, come critico militante e supervisore editoriale, mi hanno fatto propendere per ottimizzare e approfondire questi aspetti della mia vita. Quindi più spazio alla fiction (fumetti, cinema, serie TV, musica, letteratura, ecc.) e meno alle paturnie private (alle quale, però, ogni tanto tornerò a dare voce).




Non so con quale frequenza riuscirò ad aggiornare Codename: AlexDinox

E' comunque un inizio e la volontà di farlo con una certa regolarità c'è tutta.

Stay tuned.

P.S.: i post degli anni e dei mesi passati sono tutti in fase di revisione, soprattutto per quanto riguarda le immagini e i link ai videoclip musicali. Dateci uno sguardo, se non l'avete mia fatto prima.



29 ott 2013

La Mondadori a Lucca Comics & Games 2013

Se andate a Lucca Comics & Games, dal 31 ottobre al 3 novembre, non osate perdervi le anticipazioni e i titoli della Mondadori, che sta per piazzare delle abili stoccate nel mondo del fumetto italiano.

Io con Mondadori ci collaboro ormai da anni, prima attraverso la fortunata collana "Batman: La leggenda" e, più di recente, con altre produzioni targate DC Comics: "Superman", "Batman: Il Cavaliere Oscuro"...




e "Superman/Batman".





La grande attenzione che la Mondadori sta tornando a mostrare nei confronti del mondo del fumetto deriva dalla passione della sezione "Comics" della casa editrice di Segrate, che vede al lavoro persone in gamba  e motivate come Fabrizio Savorani e Luigi Belmonte.

La Mondadori Comics ha preannunciato che a Lucca sarà presente con uno stand imponente - in abbinamento con la Magic Press, da sempre un service di riferimento per il colosso milanese - dove saranno disponibili tutte le sue attuali produzioni - "Batman: Il Cavaliere Oscuro", "Superman/Batman", "Historica"...





e gli omnibus di Alan Ford.


Inoltre - e questo è il piatto forte dell'evento - verranno preannunciati gli omnibus di Kriminal (il cui numero 1 sarà proposto in anteprima allo stand)...


...la nascita della collana "Prima", una serie bimestrale che proporrà, in contemporanea con la Francia, l'edizione italiana di volumi cartonati francesi di vario genere (fantasy, fantascienza, storico, azione, ecc.) al prezzo di 9 euro e 99 (si incomincerà con l'accurata versione a fumetti dell'Elric di Melniboné di Michael Moorcock realizzata da Julien Blondel, Didier Poli e Robin Recht)...

...e, infine, il grande, attesissimo ritorno del Ken Parker di Gianfranco Berardi e Ivo Milazzo, con un'edizione integrale disponibile in edicole, nelle librerie e nelle fumetterie. Lo sceneggiatore e il disegnatore la presenteranno nel corso di due appuntamenti lucchesi aperti alla stampa, ai blogger e al pubblico. Firmeranno inoltre una stampa realizzata appositamente per celebrare il ritorno di uno dei personaggi avventurosi più amati e acclamati dai lettori italiani.

Ecco la lista degli appuntamenti:

GIOVEDÌ 31 OTTOBRE

17:00-18:00
Giancarlo Berardi
e Ivo Milazzo
(incontro stampa)

VENERDÌ 1 NOVEMBRE

11:00-12:00
Giancarlo Berardi
e Ivo Milazzo
(sessione firme)

12:00-13:00/17:00-18:00
Christian Martinez (Gine)
disegnatore di
Historica: Gli scudi di Marte
(sessione fi rme)

16:00-17:00
Robin Recht
disegnatore di
Elric: Il trono di rubino
(sessione firme)

SABATO 2 NOVEMBRE

11:00-12:00
Robin Recht
disegnatore di
Elric: Il trono di rubino
(sessione fi rme)

16:00-17:00
Hermann
autore di
Historica: Bois-Maury
(sessione firme)




23 ott 2013

"HOPE - L'ultimo segreto del Fuoco" di Cailín Óg


Si chiama Cailín Óg, è nata a Dublino nel 1984, scrive da sempre letteratura per ragazzi e i suoi punti di riferimento tematici e stilistici sono Omero, Jules Verne, Mark Twain, Joseph Conrad, Terry Brooks, Robert L. Stevenson e Angela Carter.
Sconosciuta finora in Italia, Cailín Óg esordisce in questi giorni nelle librerie nostrane con Hope: L’ultimo segreto del Fuoco, un fantasy postmoderno pubblicato da Salani, casa editrice orfana da troppo tempo dell’Harry Potter di J.K. Rowling – di cui ha pubblicato l’intera saga – e alla ricerca di un nuovo titolo di punta per il suo catalogo. Un obiettivo che appare chiaro fin dalla strategia di lancio, che cela, a partire dalla copertina, un segreto.
La scrittrice Cailín Óg, infatti… non esiste. Si tratta di uno pseudonimo in lingua gaelica mutuato dalle opere di Shakespeare e che può essere tradotto come “Giovane Ragazza”. E anche l’anno di nascita della donna, il 1984, rimanda all’omonimo capolavoro distopico di George Orwell.
Ma allora chi si occulta dietro Cailín Óg? Una coppia di scrittori italiani – formata da Cailín Óg Blue e Cailín Óg Red – che, seguendo l’esempio del collettivo Wu Ming, preferisce accreditarsi presso il pubblico con un ricercato nome d’arte.
Una mossa audace, destinata di sicuro a generare clamori, e che, lungi dall’essere una mera forma di superficiale pubblicità, tende a puntare l’attenzione dei lettori sulla sostanza del libro. Perché Hope: L’ultimo segreto del Fuoco (che esce oggi, 24 ottobre, in edizione cartonata, all’interessante prezzo di € 14.90) è davvero un bel romanzo, dalla forma e dal respiro internazionali, intrigante nei contenuti, rapido nella cifra stilistica e agile nei molteplici passaggi narrativi. Un’opera che sa vivacizzare le formule classiche del fantasy infarcendole di rimandi metatestuali, di citazioni pop e di rimodulazioni divertite di tutti gli aspetti della narrativa di massa contemporanea.
Hope: L’ultimo segreto del Fuoco – sottotitolo: “La sola speranza di sopravvivere è sconfiggere gli dèi” – prende le mosse da un assunto che sarebbe piaciuto assai allo scrittore britannico Neil Gaiman: la Terra è stata devastata da una guerra oscura combattuta tra gli esseri umani e le terribili divinità di un pantheon che fonde la mitologia greca con quella scandinava. Inutile dire che sono stati gli uomini ad avere la peggio e che il mondo si è ritrovato catapultato in una specie di medioevo post-apocalittico dove la lotta quotidiana per la sopravvivenza è spietata.
Tuttavia Vorak, il dio della guerra, è inquieto e insoddisfatto. Frustrato per non essere a capo di un regno e bramoso di conquiste, complotta per invadere di nuovo con le sue orde la Terra – che dopo il conflitto ha ritrovato un seppur precario equilibrio – e schiavizzarne la popolazione superstite. Un piano che non può portare avanti se non coinvolgendo altri dèi, come, per esempio, il signore degli inferi Nūbi o l’ingannatore Nyme.
Ma sulla Terra è nata una ragazzina, Hope, che – dopo essere stata adottata e allevata dai membri del clan della città di Kaerlud – sta scoprendo, con un misto di orrore e di inquietudine, di possedere poteri pirocinetici. Una capacità che potrebbe, forse, aver mutuato da Prometeo, colui che osò rubare il fuoco ai celesti per favorire lo sviluppo dell’umanità. È possibile, dunque, che Hope rappresenti una prescelta, un essere nato per fronteggiare la rinnovata minaccia divina?
Ricco di figure, di ambientazioni e di colpi di scena che però non distolgono affatto l’attenzione dal movimento psicologico dei vari personaggi della vicenda, “Hope: L’ultimo segreto del Fuoco” è un prodotto, ascrivibile alla categoria “Young Adults”, che sa giocare con intelligenza coi lettori, fornendo loro, in maniera quasi subliminale, senza mai schiaffarglieli in faccia, molteplici rimandi all’immaginario collettivo contemporaneo.
La protagonista ingloba, fin dal suo aspetto fisico, characters come la principessa Merida del film targato Disney Ribelle – The Brave oppure un’altra Hope, quella che con la sua presenza ha rivoluzionato – in saghe come Secondo Avvento, Cable o Generation Hope – le serie a fumetti dedicate agli X-Men della Marvel Comics. E anche gli antagonisti citano con grande finezza icone della Disney e della Marvel: impossibile, infatti, pensare a Nūbi senza immaginarlo – in base alla descrizione che ne fa Cailín Óg – con le fattezze di Ade, il villain del film d’animazione “Hercules”, così come immediato risulta il collegamento tra Nyme e il dio dei tranelli Loki nella personificazione che ne dà l’attore Tom Hiddleston nelle pellicole Thor e The Avengers.
E gli scenari? Un appassionato di anime e di manga potrebbe immediatamente immaginarseli – in base ai toni mutevoli, ora dark ora più leggeri, della trama – raffigurati dall’estro di un Hayao Miyazaki o di un Katsuhiro Otomo. Ma i fan delle consolle potrebbero riscoprirvi le atmosfere magiche di videogame come “Final Fantasy” o anche Jak and Daxter e Ratchet and Clack. Del resto non è un caso se a Hope: L’ultimo segreto del Fuoco è collegato pure un app-game ufficiale scaricabile all’indirizzo footprintgames.com/hope.
Insomma, il romanzo di Cailín Óg ha tutte le carte in regola per attirare l’attenzione non solo di coloro che si sentono orfani di Harry Potter, ma anche di quel pubblico giovane, curioso e onnivoro alla ricerca di un’alternativa fresca e originale all’ennesimo capitolo della saga di Percy Jackson o ai nuovi lavori di Licia Troisi. Un’alternativa che sappia incantare e appassionare i lettori adolescenti con la sua capacità di osare fino a toccare risvolti “estremi” che ricordano più certi twist drammatici de Il Trono di Spade di George R.R. Martin che l’Eragon di Christopher Paolini o il Dragon Trainer di Cressida Cowell (di cui sono comunque distinguibili degli echi).
Lettori che si riconoscano nelle splendide frasi introduttive del romanzo:

“A tutti i piloti interstellari e i marinai,
Jesse James e i treni da assaltare, i campi di grano, gli X-Wing,
le navi volanti, l’Eternauta, le giacche di pelle nera,
i cowboy col doppio cinturone e la slide guitar.
Ai melograni, i supereroi, le storie, la boxe,
le stelle, la verità, le parole, le corse da bambini.
Attraverso il mare e lo spazio, le nuvole e le alte vie, come Teseo.
Al tuo viaggio, GGG.

“E per chi aspetta il suo tempo.
Per chi non accetta il quieto,
inutile scorrere di cose sempre uguali,
ma sa che il momento verrà.
Per chi ha il coraggio dell’attesa.
Per il silenzio delle parole che non van dette.
Per la rabbia di quelle che vanno pronunciate,
anche quando sono fuoco in un pagliaio.”

Di Hope: L’ultimo segreto del Fuoco Cailín Óg ha già previsto la realizzazione di ben due sequel e di un prequel.

17 mag 2011

Motel Connection booktrailer


Beh, che aspettate ad acquistarlo e a leggerlo?

Motel Connection

Era da diverso tempo che volevo allontanarmi dalla dimensione critica per lasciarmi coinvolgere da un processo creativo legato a un prodotto destinato a un pubblico di massa...
... e l'occasione è giunta grazie a Mauro Garofalo, vulcanico amico che collabora con "Il Sole 24Ore" e che già da qualche tempo sta raccogliendo lusinghieri successi in libreria grazie al best seller "In pArte Morgan" (pubblicato da Eleuthera e incentrato sulla controversa figura artistica dell'ex leader dei Bluvertigo, nonché ex star televisiva del programma "X-Factor") e al romanzo semi-autobiografico "Iolavorointivù" (Alacràn).
Il mio compito era quello di supervisionare il progetto a fumetti incentrato sui Motel Connection, band di musica elettronica comunemente considerata come uno spin-off dei Subsonica (con cui condividono l'ex bassista Pierfunk e il frontman Samuel). In pratica, contribuire a delineare meglio il concept di base, riguardare i testi, proporre scambi di battute, sorvegliare il filo logico della trama, rilevare eventuali errori e così via. In più si è aggiunta una prefazione che potesse introdurre al meglio i lettori nello spirito dell'intera operazione.

A realizzare materialmente il lavoro c'erano lo sceneggiatore-disegnatore Bruno Letizia e gli illustratori Serena Effe e Valerio Schiti, tutti con un background molto forte e idee già sufficientemente chiare. E poi una publishing house - le Edizioni Ambiente, attraverso il loro sub-imprint VerdeNero - coraggiosa e totalmente nuova al mondo del fumetto.

Alla fine, il volume "Motel Connection: H.E.R.O.I.N. - La strada dei supereroi" (il link rimanda all'ottimo special proposto dal sito d'informazione fumettistica Comicus.it) è uscito il 27 aprile scorso - preceduto da uno splendido booktrailer lanciato online - riscuotendo, curiosità, interesse e qualche bella, immediata risposta critica (per i dati di vendita ci vorrà un po' di tempo).
In questa occasione, i Motel Connection si sono ritrovati (Samuel in questo momento è in tour coi Subsonica) per partecipare anch'essi, il 29 aprile - assieme a Mauro, Valerio, Bruno, Serena e il sottoscritto - alla presentazione in anteprima del graphic novel al Napoli Comicon, nelle sale (freddissime, quest'anno) di Castel Sant'Elmo. A riprendere il tutto le videocamere di XL, magazine de "la Repubblica".

Così, nel corso dell'evento - mentre Valerio realizzava pin-up degli alter-ego supereroistici dei componenti della band - i Motel Connection hanno dato vita a una piccola sessione acustica semi-elettronica (grazie ai marchingegni di Pisti) in cui hanno interpretato tre loro cavalli di battaglia: "Uppercut", "Heroin" (il pezzo che dà il titolo al loro ultimo disco e alla storia a fumetti9 e "Two".

14 mag 2011

L'Eternauta al Salone del Libro di Torino


Antonio Scuzzarella e la sua 001 Edizioni hanno presentato l'edizione definitiva de L'Eternauta al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Si tratta di un volumone "monstre" di circa quattrocento pagine, cartonato, pieno zeppo di apparati redazionali (interventi di Goffredo Fofi, Gino Frezza, Sergio Brancato, Matteo Stefanelli e del sottoscritto; excursus biografici, contestualizzazioni storiche; ecc.).

Io, tra l'altro, venerdì 13 maggio ho tenuto sull'argomento una lezione all'Università di Napoli "L'Orientale", invitato dal gentilissimo Loris Tassi, docente di Letteratura Ispano-americana.
Lezione di un'ora e mezza alla fine della quale è emersa anche una studentessa intenzionata a sviluppare una Tesi di Laurea sull'argomento col professor Tassi.

Tornando al volume de L'Eternauta, Scuzzarella ha poi realizzato anche una litografia a tiratura limitata colorata dalla talentuosa Barbara Ciardo.

Barbara ha realizzato la cover del libro giocando con le tonalità caldo-fredde. E il risultato è meraviglioso.
Prima ancora, però, la colorista aveva fatto un'altra proposta che, seppur splendida, ritenevamo - per vari motivi - non perfettamente centrata sia rispetto alla resa tipografica del volume, sia per il particolare tono drammatico su cui la storia di Oesterheld e Solano Lopez è incentrata.
Era però davvero un peccato lasciarla inedita perché si tratta di un lavoro estremamente originale, denso di maestria artistica.
Eccovela qui anche se in versione assai ridotta.


9 apr 2011

In Utero 2

Dedicato a G.C. e a F.P.


E' iniziato.

Il mese di aprile è iniziato.
Un mese che di solito mi avvinghia.
Il mese in cui sarò destinato a morire.
Non è la prima volta che ve ne parlo: C/mare (Na): In Utero.

E' venerdì. Me ne vado alla redazione napoletana de "la Repubblica" - di fronte alla Villa Comunale, a un passo da Villa Pignatelli - per concordare con Francesco Rasulo, Edo Scotti e Giovanni Marino gli articoli che, a fine mese, dovrò scrivere per documentare l'ormai tradizionale appuntamento del Napoli Comicon, la kermesse del fumetto, dell'illustrazione e dell'animazione che da Castel Sant'Elmo e dalla Mostra d'Oltremare si irradierà attraverso tutta la città, con propaggini a Salerno e in provincia di Benevento.



Fa caldo. Molto caldo, ma mi sento bene. In treno mi sono portato un volume di "Strangers in Paradise" che attendo di leggere da troppo tempo ormai e che, una volta aperto, mi soddisfa pienamente.

In redazione tutto ok. L'amico Ottavio Ragone mi dà il benvenuto col solito calore, Rasulo accoglie come possibili tutte le mie proposte, Marino accetta volentieri di pubblicare un articolo online dedicato a una mostra sul cartooning spagnolo che si terrà in un importante istituto culturale straniero. Con Gianni Valentino, poi, l'esperto musicale del giornale, ci scambiamo un paio di dritte per lavori imminenti.

Me ne esco soddisfatto dalla redazione e, visto che sono le 13 e 30 decido di andarmene a mangiare arancini e crocchè in una rinomata salumeria-rosticceria che si trova poco distante, proprio davanti all'ingresso di un istituto superiore in cui ho insegnato tre anni fa.

Ci arrivo e mi ritrovo circondato dagli studenti appena usciti da scuola. Ci sono anche alcune mie ex alunne che ho lasciato quando si erano appena staccate dalla pubertà e che adesso sono ragazze fatte e finite, con al seguito boyfriend belli e strafottenti come solo a Napoli sanno essere.

E' un momento felice. Non appena le ragazze mi vedono si precipitano fuori dal minivan in cui si trovavano stipate come sardine e mi circondano manco fossi una rockstar americana.
Non le ho mai perse di vista, ho i loro contatti su Facebook, commentano abitualmente i miei post. La primavera le rende ancora più carine e incoscienti, chiamano una loro compagna appartenente a un'altra classe e si fanno scattare un paio di foto con me.

Parliamo per qualche minuto, ci aggiorniamo a vicenda, ridiamo. Poi, da lontano, piombano in massa anche alcuni ex alunni col quale scambio saluti camerateschi fatti di pacche sulle spalle e cazzotti nei fianchi. Finché uno di loro dice: "Prof., lo sai che R.C. è morto?"
"Stai scherzando? R.C. ... Ma R.C. non era quello che abitava tra Posillipo e Coroglio? Quella capa di cazzo che arrivava sempre in ritardo... bel ragazzino, coi capelli neri neri?"
"Eh, lui! Si è impiccato... A fine marzo..."

E aprile torna a essere aprile. E il sole appare pallido dietro le nubi di calore.

Me lo ricordo eccome R.C., voce flautata, ragazzo di buona famiglia, sempre ben vestito, sempre col motorino adeguato, mai senza minimo una carta da 50 euro in tasca.
Ricordo un colloquio con la madre, mi ricordo che mi parlava dell'attività di famiglia, incentrata su un'importante rimessa di natanti.
Era proprio di fine marzo, un incontro genitori-docenti, e ricordo che con la signora parlavamo dell'indolenza del figlio.
"E adesso andiamo anche incontro all'estate, professore," mi diceva. "E da noi, in estate, la vita si ferma. Per tre mesi sono solamente mare e sole, sole e mare. Ci mettiamo tutti sulla barca o sulla spiaggia e chi si è visto si è visto. Se ne parla a metà settembre."

Ricordo che citai James G. Ballard durante quella conversazione. Citai il ciclo di Vermilion Sands, una manciata di racconti ambientati in una cittadina a ridosso di un lago prosciugato. Un luogo immobile in cui gli abitanti conducono un'esistenza spiaggiata, priva di ambizioni, avulsa da prospettive. E sono racconti che amo tantissimo.



R.C. ... impiccato... incontro un altro mio ex alunno, S.C., e gli chiedo ulteriori informazioni... "Voi lo sapete prof., G.C. e F. P. erano assai legati a lui e stanno male... Non sappiamo perché l'ha fatto. Il giorno prima che si suicidasse eravamo andati al cineforum e lui era seduto nella fila davanti a me. E rideva, scherzava! Normale! Non ci abbiamo capito ancora niente. C'è chi dice che avesse incominciato a frequentare qualche brutto tipo, che si faceva qualche canna, ma a quest'età è normale farsi una canna, no?"

Sì, è normale. S.C. ha ragione: è normale. Mi dicono che hanno fatto i funerali in fretta e furia, forse per evitare che la chiesa facesse storie per via del suicidio. La chiesa ci tiene... e se ti professi cattolico ci devi stare

Gli alunni lentamente abbandonano la strada adiacente all'ingresso della scuola. Io vado a comprarmi gli arancini, ma non mi soddisfano. Mi paiono freddi, amari.
R.C. si è suicidato, i compagni non sanno perché, i genitori non sanno perché, nessuno sa perché.

Era fine marzo quando è successo, iniziava a far caldo.
R.C. l'anno scorso era stato bocciato e stava ripetendo la terza. Il caldo, il sole, il mare, la spiaggia, le barche.
La mia mente vaga, cerca accordi, intuizioni.
L'adolescenza è un periodo splendido e tragico, in cui il desiderio di vita si accompagna all'inadeguatezza e alla voglia di morire.
Cosa ti mancava R.C.? La gente dice che avevi tutto, che stavi carico di quattrini... e io immagino quanto dovessi essere carico di quattrini... ma so anche che non è questo il punto...

Ti vedo spiaggiato R.C., prigioniero di Vermilion Sands, incapace di uscire da quel loop spazio temporale dal quale, forse, ormai ti sentivi fottuto.
Tre-quattro mesi... Sole, calore, mare... Mare, calore, sole... Spiagge, barche e docce... e nessun luogo dove andare davvero. E nessuna prospettiva. Un'eterna ripetizione.



Sapessi quante volte mi sono sentito e talvolta mi sento ancora come te, R.C. ... Ma forse ciò che mi differenzia da te è che io amo Vermillion Sands. Mentalmente sono affamato di tutto, mi piace viaggiare e conoscere, ma sono altrettanto attratto dal tempo immobile e dalla dolce sofferenza che questo comporta.
Non lo so. E' aprile, ma al momento mi sento sereno. E' come trovarsi al centro di un uragano. Lavoro, mi godo mia moglie e mia figlia, scrivo, leggo, guardo film e serie TV, mi sposto.
Ignoro il mondo esterno, per quanto mi è possibile.
E attendo non so che.
E ti penso, R.C..

8 apr 2011

L'Eternauta



Ci sono lavori che travalicano la mera esperienza professionale: sono luoghi dell'anima che prendono corpo, pezzi di immaginario che si trasformano in realtà.

Giro intorno al progetto della versione definitiva de "L'Eternauta" già da alcuni anni.
Grazie ad Antonio Scuzzarella, fondatore e direttore della torinese 001 Edizioni ebbi, nel 2007, l'onore di conoscere il disegnatore Francisco Solano Lopez - l'artista che, con la sua granitica forza grafica, ebbe il merito di rendere viva e concreta una Buenos Aires devastata da un allucinante attacco extraterrestre. E di donare corpi, sguardi, fattezze, atteggiamenti, tic alla coralità di personaggi concepiti dallo sceneggiatore Hector G. Oesterheld.



Eravamo allo storico Salone dei Comics di Lucca.
Ricordo di Solano Lopez - che ha ormai superato gli ottant'anni di età - l'affabilità, la voglia di comunicare, lo sguardo vivace e curioso col quale osservava, senza alcuna malizia ma con grande compiacimento, tutto quanto di bello gli si presentasse davanti, da un'opera d'arte architettonica alla leggiadra avvenenza di una ragazza chiamata a servire al tavolo di un ristorante.



Ricordo una conferenza ai limiti dell'epico, alle due e mezza del pomeriggio e defilata dal flusso dei visitatori che riempivano piazze e padiglioni cittadini della fiera (gli organizzatori di Lucca Comics tendono tradizionalmente e colpevolmente a trascurare l'ambito delle presentazioni e dei dibattiti).

Ricordo che in prima fila, tra il pubblico, c'era Josè Munoz - che in gioventù fu allievo di Solano Lopez - e che io, chiamato da Antonio Scuzzarella a presentare il tutto, colsi la palla al balzo invitandolo a sedersi sul palco assieme a noi.
Ricordo l'intensità di quella conferenza, la rabbia di Munoz che accusava coloro che, ingannando una vedova Oesterheld provata dalla scomparsa del marito e delle figlie - vittime dalla dittatura militare - si erano portati via i diritti su "L'Eternauta". Per non parlare poi delle molte tavole originali della storia, pagate - così come i diritti - un tozzo di pane e rivendute poi in Europa, soprattutto a ignari collezionisti italiani.
Ricordo l'emozione di essermi trovato a guidare - con domande e inviti - il flusso di parole di due giganti del fumetto internazionale. Ricordo il tempo sforato (una mezz'oretta) e la signorile gentilezza di coloro che avrebbero dovuto parlare dopo, Simone Bianchi e Marco Turini, che si sarebbero detti disposti a ritardare all'infinito pur di consentire a Solano Lopez e a Munoz di proseguire la loro conferenza. Ricordo uno spettatore che mi fermò dicendomi che era stato uno degli incontri più belli al quale avesse mai assistito.

La versione definitiva de "L'Eternauta" edita da 001 Edizioni - la migliore in assoluto, a livello MONDIALE - è ormai in dirittura d'arrivo. Per anni il pubblico italiano ha conosciuto il capolavoro di Oesterheld e Lopez attraverso il pesante (seppur efficace) editing effettuato a metà degli anni Settanta da Ruggero Giovannini per la mitica Eura Editoriale (adesso Editoriale Aurea).
Ottimo editing - lo testimonia il successo pluridecennale della saga nel nostro Paese - ma pur sempre un editing, irrispettoso di certe caratteristiche originali del racconto - i testi meno preponderanti, la sequenzialità muta di molte scene - e di un finale ciclico che, in questa versione definitiva, riappare invece come effettivamente era, meno serrato e più metatestuale.



Scuzzarella - che nel 2007 dedicò a "L'Eternauta" un bel portfolio commemorativo contenente anche un racconto inedito e "politico" sceneggiato da Juan Sasturain - ha recuperato moltissimi originali per effettuare una scansione diretta del materiale, ma in diversi casi ha dovuto - suo malgrado - far riferimento alla pur eccellente edizione argentina della casa editrice Record che, comunque, presenta, all'interno delle pagine, delle piccolissime modifiche rispetto all'edizione apparsa inizialmente su "Hora Cero", la bella e sfortunata rivista voluta e prodotta da Oesterheld sulla quale comparve per la prima volta "L'Eternauta".
Il sogno editoriale di Antonio resta, in ogni modo, quello di riuscire a recuperare, un giorno, TUTTE le tavole originali de "L'Eternauta" per pervenire a un'edizione che non presenti la benché minima differenza con quella apparsa su "Hora Cero".

La cura con la quale Scuzzarella ha seguito questo progetto travalica il concetto di ammirevole. La traduzione del materiale è stata supervisionata una decina di volte (una anche dal sottoscritto). La cover del libro è colorata dalla napoletana Barbara Ciardo (una grande professionista che lavora in esclusiva per la DC Comics e che ho presentato io personalmente al patron della 001 Edizioni). L'apparato critico è imponente: introduzione di Goffredo Fofi e saggi critici a cura del sottoscritto, Sergio Brancato, Gino Frezza e Matteo Stefanelli (vale a dire, il meglio che la cultura accademica possa oggi offrire sul linguaggio del fumetto). L'appendice iconografica è impressionante: si va dalle fotografie inedite della famiglia Oesterheld fino alla cartina di Buenos Aires che consente ai lettori di ripercorrere gli eventi del racconto proponendo l'itinerario seguito da Juan Salvo, dai suoi compagni e dalle truppe dell'esercito alle quali si aggregano.

Di più: Scuzzarella ha addirittura aperto un blog tutto dedicato a "L'Eternauta", dove ha pubblicato i saluti di Solano Lopez e di uno dei nipoti di Hector G. Oesterheld raccolti l'anno scorso alla fiera del Libro di Francoforte. L'Argentina era paese ospite della manifestazione e ad Elsa Oestrheld - vedova di Hector - è stato tributato un lunghissimo applauso accanto a un presidente Kirchner orgoglioso e commosso.



Insomma, "L'Eternauta" è qui, nella versione che tutti dovrebbero leggere. Il fatto di aver contribuito materialmente a rendere il volume ciò che è, mi rende raggiante.
E vi invito caldamente a prendere parte a quella che è anche una mia festa personale.

6 apr 2011

Enrique Breccia e il Nuovo Mondo



Dal 15 al 17 aprile nel quartiere fieristico Expo di Piacenza si terrà FullComics & Games, kermesse ruotante intorno al Fumetto, ai Giochi di Ruolo, ai Videogames e al Cosplay.


Dal punto di vista strettamente fumettistico, l'ospite di spicco della manifestazione sarà sicuramente l'argentino Enrique Breccia, il cui stile personalissimo e originale è riuscito a incantare lettori e cartoonist di tutto il mondo, restando comunque unico e inimitabile.

Enrique, figlio di Alberto Breccia, non per nulla uno dei nomi più importanti dell'intera storia del fumetto mondiale, è noto per opere suggestive e indimenticabili come "Alvar Mayor" e "Robin delle stelle" (entrambe su testi di Carlos Trillo); "Ibanez" (su sceneggiature di Robin Wood); "Il collezionista di sogni" e "Il cacciatore del Tempo" (su testi propri).
Ma i titoli citabili sarebbero davvero innumerevoli.

Nel pieno degli anni 2000, il disegnatore ha poi intensificato i suoi rapporti con l'industria statunitense (e in particolare con la DC Comics e il sub-imprint Vertigo).
Hanno così visto la luce una miniserie evocativa come "Lovecraft" (scritta da Hans Rodionoff e pubblicata in Italia dalla Magic Press) e un lungo, affascinante ciclo di "Swamp Thing".



Di recente Breccia ha iniziato a lavorare per il mercato francese dove, con lo sceneggiatore Xavier Dorison, ha dato impulso al ciclo - sospeso tra la ipotesi storica, spionaggio e fantascienza - intitolato "Sentinelles".

Conosciuto in Italia soprattutto grazie alla costante pubblicazione su "Lanciostory" e "Skorpio" dell'Eura Editoriale (oggi trasformatasi in Editoriale Aurea), Breccia è valorizzato anche da case editrici come la 001 Edizoni, con la quale mi ritrovo già da alcuni anni a collaborare e con la quale sto intensificando in vari modi i rapporti di lavoro.



Antonio Scuzzarella - patron della 001 Edizioni - ha già riproposto, per esempio, in un bel volume di ampio formato, il surreale "Il collezionista di sogni". E adesso, in concomitanza con l'arrivo di Enrique Breccia a FullComics - invitato e ospitato dallo stesso Scuzzarella per un tour italiano che comprenderà anche alcuni negozi specializzati in fumetti - ecco l'uscita di "Nuovo Mondo", un graphic novel in 10 capitoli scritto dall'immenso e compianto Ricardo Barreiro.

Del volume "Nuovo Mondo" ho curato i redazionali (testo per la quarta di copertina, introduzione e correzione/conferma delle biografie degli autori) e sono molto felice di avervi preso parte perché, oltre a rappresentare una delle ultime opere realizzate dal mio amatissimo Barreiro (prematuramente scomparso a 50 anni) di cui sono un fan da quando ero adolescente, propone anche un Enrique Breccia in stato di grazia.

"Nuovo Mondo" parte da un'ipotesi sospesa tra realtà e fantasia: che alla storica spedizione di Cristoforo Colombo verso le Indie Orientali abbia preso parte una quarta caravella scomparsa nel nulla.
In realtà la nave è precipitata in una sorta di buco spazio-temporale e i marinai sono stati risucchiati in una realtà parallela che sembra inglobare le più grandi invenzioni narrative della letteratura fantastica della Golden Age.

"Nuovo Mondo" ci permette di apprezzare un Barreiro mai così divertito e citazionista (pesca a piene mani da Ambrose Bierce, Robert Howard, H.P.Lovecraft, Fritz Lieber, ecc.) e un Breccia capace di accompagnare la fantasia scatenata dello sceneggiatore con inquadrature e soluzioni grafiche vertiginose.
Se avete amato "Lost", ne sentite la mancanza e volete tornare a vivere altre avventure incentrate su un immaginario simile (anche se "Nuovo Mondo" è stato pubblicato perlomeno 10 anni prima del serial di J.J.Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber), magari per scoprirne i presupposti narrativi e la tradizione fantastica alla quale si ricollega, allora questa è la lettura che fa per voi.

Se ne avete la possibilità e se volete, dateci un'occhiata.